Marco Solforetti
SOUND DIRECTOR - Tailor Music
Marco Solforetti
H:
Per il nostro magazine abbiamo pensato di coinvolgere anche te per dare ai nostri lettori un prezioso contenuto sul mondo della musica applicato al settore del lusso.

Parlaci un po’ di te e del tuo percorso professionale e di come ti sei avvicinato al mondo della musica, cosa ti guida nella tua quotidianità?
MS:
Il mio percorso nel mondo della musica inizia nel 1991 come DJ. Fin da subito ho amato l’idea di poter creare con la musica l’atmosfera migliore per le persone che frequentavano i club in cui suonavo.
Accadde poi che nel 2001, durante la mia esperienza di Dj Resident al Tenax Club di Firenze, il responsabile della comunicazione degli alberghi di Ferragamo (allora Lungarno Alberghi) chiese allo staff del Tenax di trovare una persona di riferimento in grado creare un’identità sonora al Gallery Hotel Art di Firenze, hotel del gruppo molto bello ma che non aveva trovato ancora un’identità sonora. Scelsero me. Dopo aver creato la Sound Identity del Gallery Hotel Art mi dettero il compito di crearla anche per le atre strutture della catena: l’Hotel Lungarno, l’hotel Continentale, il ristorante Borgo San Jacopo. Questo progetto lavorativo come freelance è durato per circa 3 anni, fino a quando, dopo il ritorno da un tour negli Stati Uniti, ho creato “AudioDesign”, la prima azienda in Italia nel settore del Music Design con il focus sui ristoranti e hotel. Questo progetto l’ho portato avanti fino a quando, per motivi gestionali, ho deciso di intraprendere un’altra strada, da solo, con Four Seasons.

Nel 2014 ho dato vita a Tailor Music. Inizialmente era un progetto di branding senza identità giuridica, fino a quando ho incontrato il mio attuale socio, Alessandro Lotto. Insieme abbiamo unito le nostre competenze (quelle artistiche e quelle manageriali) per evolvere Tailor Music in azienda. Con la base a Firenze e con l’ottima referenza di Four Season è seguito Palazzo Parigi di Milano, poi il George V (Four Seasons) di Parigi e il Des Bergues (sempre Four Seasons) di Ginevra. Da quel momento in poi (siamo nel 2017) siamo cresciuti grazie anche ad un’attività continua di relazioni, condivisione di contenuti in rete, partecipazioni a eventi e fiere.

Negli anni ci siamo fatti conoscere su Linkedin e alle fiere di settore fino ad arrivare a stringere collaborazioni con brand importanti italiani e internazionali come Belmond, St. Regis, Aman, Una Hotels, Starhotels, Sina Hotels, NH etc.,
Il mio perché è quello di portare un ascolto non solo consapevole, ma che sia il più utile possibile a far star bene le persone. Al giorno d’oggi siamo bombardati da suonerie, rumori, fatti che non ci riguardano, persone che ci parlano accanto, persone che urlano in treno, che raccontano fatti privati dei quali siamo completamente disinteressati. Ecco che quando invece il nostro ascolto si allinea alla piacevolezza e alla consapevolezza possiamo arrivare a una forma di benessere e di buon umore. Quando questo accade significa che abbiamo centrato il nostro obiettivo, ovvero creare un’experience che faccia star bene le persone.
H:
Quanto è importante il contesto nel mondo del lusso per definire e progettare il design musicale di un brand?
MS:
È molto importante, anzi, fondamentale. L’altro giorno sono stato in un hotel di prestigio a Milano e la mattina, nella sala colazioni stavano andando in onda tracce musicali con delle trombe squillanti. Quando è arrivata la responsabile chiedendomi cosa ne pensassi, ho risposto che con quella tipologia di altoparlanti le cose da fare erano 2: cambiare le casse oppure cambiare la musica, perché il suono di quelle trombe squillanti stavano rovinando l’atmosfera.

Fare una valutazione di come suona e risuona l’ambiente e della qualità dell’impianto audio permette ogni volta di ottimizzare le scelte: il quel caso si potrebbe magari aggiungere delle chitarre acustiche, un pianoforte, brani con voci sussurrate, 3 alternative utili per uniformare il suono dei brani e creare un ascolto equilibrato. Nell’analisi del contesto entra in gioco anche l’esperienza; quella del DJ è stata formativa perché molte volte sono andato a suonare in posti in cui l’impianto non era performante, ed era mia responsabilità saper scegliere i brani migliori per quella specifica location. Per “migliori” non intendo i più elaborati, bensì quelli che meglio si adattano all’impianto e alle persone presenti in quel momento.
H:
Quali sono gli aspetti del mondo del lusso che trovi stimolanti e motivanti per chi fa il tuo lavoro?
MS:
Sicuramente la cura del dettaglio, anche se ultimamente non sto più utilizzando il termine “dettaglio” associato alla musica perché è riduttivo. La musica è diventata una vera e propria necessità, è l’ elemento fondamentale per chiudere il cerchio dell’experience. Alcuni vedono il lusso come un qualcosa di irraggiungibile o come un concetto quasi negativo; in realtà il mondo del lusso offre l’opportunità di giocare e apprezzare diverse raffinatezze, fra le quali quelle delle sonorità.
Negli anni ho capito che non è tanto il lusso fine a se stesso che rende motivante questo lavoro, ma è la cura del contesto. Rivolgersi ad un pubblico che è attento agli stimoli che trasmette il contesto (es. la profumazione, l’illuminazione, il comfort acustico…) talvolta ti fa sentire parte dell’intera bellezza del luogo. Essere circondati dal bello, dall’ arte, da materiali di pregio ha un suo fascino e un suo perché, e quindi in quei contesti la musica la percepisci in un altro modo rispetto a un ambiente trasandato e rumoroso. Questa è la parte che mi motiva e che mi affascina di più. In altri contesti le persone tendono a pensare “ma io me la scelgo da solo/a la musica, ho Spotify”; alcuni addirittura hanno Spotify con la pubblicità; ma non è il target che fa per me perché non apprezzerebbe tutto il lavoro che c’è a monte per costruire una Music Experience a regola d’arte. In molti contesti non viene preso in considerazione nessun aspetto dell’Experience, figuriamoci quello della musica…che può essere gratuita con Spotify free o con You Tube.
H:
Parlando sempre di Interior Sound Design in Hotel, quali sono gli step di analisi, ricerca e di progettazione che ti portano alla creazione di sound efficaci e anche coerenti con i brand lusso che segui?
MS:
Partiamo dal presupposto che non esiste una regola precisa, una ricetta magica da seguire passo passo. Anche perché ogni contesto è diverso da un altro e quindi ha sempre necessità differenti. È un mix di esperienza, gusto e anche un po’ di scienza. Inizialmente era solo gusto, dopo tanti anni ho potuto contare sull’esperienza e infine si è dimostrata utile anche la mia formazione scientifica, avendo studiato statistica e informatica all’Università. Questa caratteristica del metodo scientifico ha fatto sì che ci fosse una ricerca continua di ciò che era stato discusso in ambito accademico, quello che era stato scoperto a livello di neuromarketing e neuropsicologia. Queste informazioni e questo approccio mi hanno aiutato a comprendere perché ogni ambiente suona e risuona in modo diverso e a far sì che ci fossero sempre più certezze sul risultato finale da ottenere. Per quanto riguarda gli step di progettazione, il primo è quello dell’ incontro. Cerchiamo di analizzare il progetto di music experience con il cliente, cioè con chi gestisce la location e la vive tutti i giorni. La progettazione cambia a seconda dell’obiettivo. C’è una bella differenza se il fine ultimo è quello di caratterizzare l’ambiente con stimoli di ascolto attivo oppure al contrario privarlo degli stimoli per renderlo musicalmente neutro. Faccio un esempio: se vogliamo dare italianità a una location è normale che la si debba sovraccaricare di stimoli perché la persona si dovrà immedesimare in un contesto italiano, quindi mandiamo in onda musica prevalentemente conosciuta (in questo caso italiana). Se al contrario in un pranzo lavorativo lo scopo è quello di togliere il silenzio ma contemporaneamente mantenere alta la concentrazione, si dovrà fare un lavoro completamente differente: andremo quindi a sonorizzare quest’ambiente con dei tappeti musicali, togliendo i brani riconoscibili e mantenendo un equilibrio di stile, ritmo e sonorità. In pratica non ti devi accorgere della musica in onda.

Il secondo step importante è il sopralluogo: valutare come suonano “le stanze” e come risuona tutto l’ambiente è un’analisi che devi fare sul posto. Così come è necessario l’ascolto finale direttamente sul posto. Succede che a volte vada dai clienti a fare il riascolto della musica in onda e migliori la Music Experience in diretta perfezionandola con delle sfumature difficili da prevedere da casa. Questo lo comprendi dopo tanta esperienza. È “la pancia” che mi dice “c’è qualcosa che non suona bene”, lo sento addosso e cerco conferme osservando le persone e facendo domande. È esattamente come accade durante i dj set, con la differenza però che lì il riscontro è sempre immediato; se le persone si fermano in pista lo vedi subito, appena metti un disco non adatto a quel pubblico ti rendi conto immediatamente che devi fare qualcosa, cambiare disco in fretta, altrimenti la pista non risponde più.
H:
Pensando al futuro in generale, quali pensi siano le opportunità per chi svolge il tuo lavoro nel mondo luxury?
MS:
In termini di opportunità, penso che la musica stia diventando parte di moltissimi progetti business.
In passato era un supporto solo per gli addetti ai lavori di grandi progetti come la cinematografia e gli spot pubblicitari; adesso invece sta entrando davvero nel quotidiano. Non è banale la frase “un suono vale più di mille parole”. All’inizio accadeva solo con le colonne sonore dei film. Se nella colonna sonora di “Lo squalo” togli quella particolare sequenza e la sostituisci con una diversa, le scene di suspense e di tensione emotiva perdono tutta la loro efficacia.

Adesso invece ci sono molti locali e brand attenti all’aspetto musicale, come per esempio la Barilla che ha creato le playlist che scandiscono il tempo per la cottura della pasta. Iniziamo quindi ad avere un’offerta molto più ampia, in ogni tipo di business. L’altro giorno mi hanno contattato da un ospedale, per il quale inizialmente progetteremo la musica per una sala di accoglienza. Se pensiamo alle sale degli ospedali ci possiamo rendere conto di quanto sia frustrante il silenzio. Insieme alle luci dei neon rendono ancor di più disagiante un ambiente che già di per sé lo è. Ho vissuto personalmente il cambiamento positivo dello stato emotivo che si verifica quando qualcuno, un infermiere o dottore, accende una radio e toglie quel silenzio alienante; d’un tratto diventa tutto un po’ meno…ospedale.
Sempre per questo progetto stiamo aspettando che venga creata l’infrastruttura per diffondere la musica anche in una sala di riabilitazione di neuro-chirurgia,
e io sono assolutamente favorevole oltre che entusiasta, perché il benessere delle persone viene messo al primo posto, come obiettivo più alto, nobile e genuino. Quindi, le opportunità nel poter creare benessere si concretizzano.
Il mio concetto di benessere si lega anche a un altro pensiero: se una persona riuscisse a trovare quelli che sono i propri toccasana musicali, ci potrebbero essere molte meno azioni rivolte ai farmaci o ai comportamenti compulsivi quotidiani che alla lunga possono nuocere alla salute, come mangiare cibo spazzatura o bere alcolici in momenti di stress. Per esempio, concentrarsi ascoltando una canzone che sappiamo già che ci metterà di buon umore sarebbe un’ottima alternativa per distogliere la mente da altre azioni meno sane.

Ci dobbiamo allenare a questo, sarebbe molto bello poter condividere questo pensiero, questa consapevolezza nelle scuole agli alunni e studenti. Le generazioni future hanno in mano delle soluzioni che fino a ieri erano sconosciute e devono saperlo, devono esserne messi a conoscenza. Con i servizi come Spotify, Youtube, ecc… possiamo diventare più consapevoli di cosa può fare l’ascolto della musica, possiamo comprendere con un ascolto attento che quel brano ci mette di buon umore e nel momento in cui ne diventiamo consapevoli possiamo salvarlo in una playlist dedicata proprio a quello scopo. Perciò, nel momento in cui attraverseremo un momento difficile potremo ricorrere alla musica come fonte di benessere e di equilibrio interiore. Ed è vero anche il contrario: possiamo evitare di ascoltare musica spazzatura oppure musica perché in quel momento è troppo forte emotivamente se non è ciò che vogliamo.
Arrivare a questa consapevolezza sociale sarà una conquista enorme.