Turismo di prossimità: bilancio dell’estate 2020

17.11.2020

Il recente periodo ha riconfermato l’importanza di un settore, quello turistico, che di norma incide per il 13% sul Pil nazionale.

 

Solo pochi mesi fa appariva impossibile coniugare le necessarie misure di sicurezza con il concetto di accoglienza e, quindi, adottare soluzioni che rendessero allettante l’offerta turistica.

 

In un momento così delicato, è stato messo alla prova sia il senso di responsabilità dei turisti che quello dei professionisti del settore; in particolare, questi ultimi hanno dovuto rinunciare all’ottimizzazione degli spazi in virtù delle esigenze di contingentamento e distanziamento. L’operatore turistico si è assunto anche il compito di riportare alle regole il turista che, in cerca di evasione e calato nell’atmosfera della vacanza, spesso ha abbassato la guardia.

 

L’efficienza nell’organizzazione e l’erogazione del servizio hanno permesso al professionista del settore un ritorno di immagine nell’immediato agli occhi del turista, il quale ha apprezzato la serietà con cui è stata gestita l’accoglienza e si è sentito salvaguardato (spesso di pari passo ad un ridotto indotto economico). Fiducia e fidelizzazione si traducono oggi nella creazione di un legame emotivo con l’ospite che si trasformerà in un vantaggio competitivo nel medio lungo termine.

 

La crisi ha ribaltato le priorità e le esigenze degli italiani, che hanno messo il livello di sicurezza offerto in cima alla lista dei requisiti per le loro vacanze. Queste nuove preferenze hanno contribuito a delineare le tendenze dell’estate 2020.

Dallo studio reso noto da Confturismo Confcommercio condotto sul comportamento dei turisti nell’estate appena trascorsa, emergono alcuni dati significativi:

  • solo il 4% degli intervistati ha scelto l’estero – esclusivamente Paesi europei – come meta delle proprie vacanze
  • il 41% degli intervistati si è concesso ferie di lunghezza tradizionale (con almeno 5 pernottamenti a destinazione)
  • il 19% ha fatto viaggi brevi o frazionati in più periodi

Sono evidenti, poi, i cambiamenti verificatisi in merito alla scelta dell’alloggio da parte degli italiani.

 

Secondo l’indagine di ACS marketing solutions, l’albergo è stato l’alloggio preferito dal 24,7% dei viaggiatori, ma questo dato viene superato dalla somma di sistemazioni alternative: casa di parenti e amici (22,1%), case di proprietà (15,4%), B&B (14,2%).

In termini di distanziamento sociale e libertà di movimento, poi, il camper ha visto un incremento di utilizzo, come testimonia il record di richieste, + 90% rispetto al 2019 (Fortune Italia), registrate da Yescapa, piattaforma di camper sharing leader in Europa.

 

Un’indagine condotta da Assoturismo mostra come, nel trimestre giugno-agosto, il calo di presenze nell’extralberghiero (-27,5%) sia stato meno marcato rispetto all’alberghiero (-32,6%). E’ quanto emerge anche dai dati riportati da AirBnB su HuffingtonPost: le prenotazioni per viaggi domestici degli italiani nella settimana dell’8 luglio sono state superiori di oltre l’80% rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno scorso.

 

Gli italiani hanno quindi preferito piccole strutture ricettive, a gestione familiare, masserie, agriturismi, alberghi diffusi; tipologie di alloggio che ricreano l’ambiente protetto e genuino della casa e che trovano la loro naturale collocazione nella campagna, nei centri minori e nei borghi. Questi ultimi, dal canto loro, garantiscono distanza dal turismo di massa, contesti naturali intatti, benessere. I borghi rappresentano lo scrigno del nostro patrimonio, materiale e immateriale: qui, meglio che altrove, è possibile praticare il cosiddetto “turismo esperienziale”, a contatto con le tradizioni storico-artistiche e culturali che rimandano alle nostre radici. Senza dimenticare le ricchezze eno-gastronomiche, fiore all’occhiello dell’accoglienza del nostro Paese.

 

In un’atmosfera in cui il tempo è scandito da ritmi ancora “umani” e sembra non essere trascorso, i turisti hanno trovato nei borghi una risposta all’ossessione del tempo, dopo un periodo in cui ogni data e ogni scadenza hanno determinato il grado di libertà concesso ai cittadini.

 

Anche la testata britannica The Guardian ha evidenziato in un articolo il ruolo cruciale giocato dai borghi dello Stivale nell’estate 2020, definendo la vacanza trascorsa in questi luoghi “fuga ideale”.

 

Luca Patanè, presidente di Confturismo-Confcommercio, conferma la rilevanza delle destinazioni di mare, che hanno registrato un record storico pari al 62% delle preferenze; più precisamente, un rapporto steso dall’Osservatorio Confturismo-Confcommercio e SWG pone la Puglia sul gradino più alto del podio, seguita da Toscana e Sicilia.

 

Hanno invece risentito in maniera più sostenuta della battuta d’arresto del turismo internazionale le città e i luoghi d’arte, che hanno ottenuto complessivamente il 10% delle preferenze. Le città d’arte sono realtà legate in modo massiccio al turismo incoming e si identificano con ambienti quali mostre, musei, chiese, monumenti, negozi, mezzi pubblici, tutti contesti (chiusi e aperti) che prevedono per loro natura aggregazioni di persone.

 

In questi mesi ci siamo trovati a imporci, per necessità, regole di vita quotidiana che spesso in altri Paesi fanno da sempre parte del patrimonio di norme sociali non scritte; ne è un esempio la tendenza tipicamente italiana all’affollarsi, che è stata necessariamente soppiantata dal costume anglosassone del queuing.

 

Fin dall’inizio della stagione era evidente che l’estate sarebbe stata dominata dalla preferenza per quelle destinazioni che promettono relax, svago e, soprattutto, vasti spazi aperti. Abbiamo infatti assistito a una sorta di rivincita della montagna, che incarna l’ideale di libertà, purezza, contatto con la natura, insomma quel concetto di “sano” che ci è tanto mancato in un periodo in cui si parlava solo di malattia. Secondo UNCEM, le vette hanno consolidato un trend positivo e si sono confermate meta ideale di questo particolare periodo.

 

E’ certo che non ci si potrà esimere dal rispetto delle regole ancora per molto tempo. Gli operatori del turismo sono tradizionalmente abituati a confidare nelle bellezze del nostro Paese che, da sole, richiamano l’attenzione dei turisti, i quali spontaneamente scelgono l’Italia come meta delle proprie vacanze. D’ora in poi, costrette a spostarsi dall’ottica di un’Italia che “si vende da sola” alla necessità di invitare espressamente i turisti a visitarla, le destinazioni potranno percepire questo cambiamento come uno stimolo a migliorare l’accoglienza.

 

Nel futuro sarà necessario definire delle nuove linee guida. L’attività di promozione turistica dovrà essere svolta con sistematicità e costanza e con focus su obiettivi strategici condivisi tra gli stakeholders; collaborazioni – anche con la PA -, partnership fra operatori e monitoraggi saranno strumenti in grado di rispondere in modo mirato alle nuove esigenze del mercato.

 

Fondamentale sarà poi la targetizzazione e la brandizzazione dell’offerta, che dovrà essere diversa dalla tradizionale proposta massificata e puntare sulla personalizzazione del valore percepito da parte dei singoli ospiti.

 

Buona giornata,

 

Clara Bosisio
Content editor

Hospite – The Italian Hospitality Academy